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Campania, è voglia matta di padel. E il futuro è sempre più U30

Dalle diffidenze inziali per uno sport considerato solo una moda passeggera all’esplosione di richieste di partite e nuovi campi da padel. La Campania del dopo lockdown si presenta così: forse un po' in ritardo rispetto ad altre Regioni ma pronta a recuperare il tempo perso. Vi raccontiamo la favola salernitana della Terzo Tempo Academy

Clima favorevole, passione per gli sport di racchetta e Roma a poche fermate di Frecciarossa. Gli ingredienti, affinché il padel si potesse affermare anche in Campania, c’erano tutti. Eppure, rispetto a tante altre Regioni d’Italia, magari più “periferiche” come la Puglia, la Sicilia o la Liguria, il padel fino a poche settimane fa era quasi un perfetto sconosciuto.

All’indomani della riapertura di circoli e club, città come Salerno, Napoli e Caserta si sono scatenate, scoprendo le potenzialità del padel e realizzando come non possa più essere definito una moda passeggera. Così, sulla scrivania della Superpadel, sono piovute centinaia di richieste di preventivo per nuovi campi da padel. Che, grazie alla prolifica collaborazione con la PaddleIt di Stefano Magnaldi, rappresentano una certezza in termini di prestazioni, manutenzione e durata nel tempo.

Ma, allora, cosa è realmente cambiato rispetto all’anno scorso quando, per la prima volta, abbiamo indagato i motivi di un simile ritardo rispetto al resto del Belpaese? Lo abbiamo chiesto a chi conosce molto bene questa terra e, complice l’ottimo lavoro svolto, sta diventando un hub importante per lo sviluppo di tutto il movimento.

 “La Campania sta accelerando e recuperando il tempo perso: i proprietari delle strutture sportive hanno finalmente compreso che il fenomeno è tutt’altro che passeggero. Questo grazie anche all’attività di promozione della Federazione Italiana Tennis”. A tracciare il quadro della situazione è Marco Pagnotta, ex consigliere regionale e una lunga esperienza alle spalle di collaborazione con la Fit. Un manager che, prima di lanciare il suo nuovo marchio di abbigliamento tecnico per gli sport di racchetta “Doubleu”, si è speso molto per la promozione di tennis e di padel.

“Quando parliamo di investimenti – continua l’imprenditore – la parola incute sempre un po’ di paura, soprattutto da queste parti: c’è sempre stata un po’ di ritrosia verso le novità, il timore di fare un salto nel vuoto. Per fortuna questa fase è ormai alle spalle e oggi la Campania può diventare davvero un polo importante per il padel”.

Ma non è l’unico motivo ad aver frenato la crescita del movimento. “Purtroppo questa regione, in particolar modo Napoli e Salerno, è densamente costruita, non ci sono tanti spazi dove installare nuove strutture”. Ma la soluzione è stata trovata perché l’abbondanza di campi da calcetto o beach tennis offre il fianco a una riconversione e riqualificazione: trasformarli in campi da padel è redditizio, come vi abbiamo raccontato in un precedente articolo. “Ormai sono tantissimi i giocatori di calcio o beach che si appassionano allo sport con la pala, abbandonando tutti gli altri”.

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“Il terreno è fertile in Campania, bisogna solo seminare” è il pensiero fisso di Pagnotta. “Dobbiamo alimentare la rete di giocatori, neofiti o d’esperienza, attraverso un’attività capillare di promozione: eventi, tornei, clinic, amichevoli fra i circoli”. Quest’ultimo per il manager campano è un tasto dolente: “Molti club devono ancora maturare un atteggiamento propositivo e collaborativo: vivono ancora di gelosie ma, per fortuna, qualcosa sta cambiando grazie a diverse strutture che hanno iniziato a lavorare in sinergia”. Fra queste la Terzo Tempo Academy di Salerno.

TERZO TEMPO ACADEMY

Con i suoi tre campi da padel, di cui uno indoor, la Terzo Tempo Academy si candida a tutti gli effetti a divenire punto di riferimento per questo sport a Salerno e provincia, dove le strutture si contano ancora sulle dita di una mano. “Dalla prima gabbia installata nel 2015 la proprietà ha deciso di ampliare l’offerta di eventi, lezioni e tornei amatoriali”, ci racconta per telefono Marco Labrocca, tecnico nazionale di tennis e istruttore di secondo grado di padel. “Oggi gli incassi principali della polisportiva (da questo la scelta del nome Academy, ndr) provengono principalmente proprio dal padel e per questo stiamo valutando la possibilità di installarne di nuovi”. D’altronde, è il pensiero unanime di chi ha già investito in questo sport, con un solo campo è difficile fare promozione e fidelizzare giocatori. “Insomma, farlo lavorare bene”, è il commento dell’istruttore.

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Che da maggio in poi ci sia stata un’esplosione di richieste, ce lo conferma anche Labrocca: “Dalla cinquantina di padelisti iniziali si è passati a più di trecento e il fatto più sorprendente è che, rispetto a prima, quando a prenotare partite erano per lo più cinquantenni, adesso sono tantissimi giovani, soprattutto nella fascia d’età 20-30 anni”. E nei piani futuri del maestro c’è una voce che continua a martellargli la testa: allargare la scuola ai più piccoli e far crescere questo sport anche fra le nuove generazioni. Un’idea che già al Nord, da qualche anno, stanno mettendo in pratica. Con successo.

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