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Padel in Campania: “C’è grande fermento, ora chiediamo una cabina di regia federale”

Intervista a Manuel Parlato, pioniere del padel in Campania. “Il movimento cresce più lentamente che in altre Regioni, ma le potenzialità ci sono tutte. Caserta come volano per lo sviluppo”

padel campania.jpegIl profumo della terra rossa dei campi da tennis, le urla del pubblico in delirio per le vittorie azzurre in Coppa Davis – come dimenticare lo squadrone guidato nel 1995 da Adriano Panatta che, sui campi del Tennis Club Napoli, riuscì a piegare l’armata ceca? – i natali concessi a grandi tennisti di ieri e di oggi. Campioni del calibro di Rita Grande, Diego Nargiso e Potito Starace. Un nome, quest’ultimo, legato da diversi anni anche al padel.

Gli ingredienti perché la Campania si candidi a ricoprire un ruolo trainante nello sviluppo del padel in Italia ci sono tutti. Perché, oltre alla passione locale per gli sport di racchetta, è il clima il suo miglior alleato. E qualcosa, seppur ancora timidamente, inizia a muoversi: la sua forte espansione in tante altre Regioni italiane sta solleticando l’interesse di circoli e imprenditori, all’inizio impauriti da quello che poteva sembrare soltanto una moda passeggera.

 

“Il padel qui da noi? Un potenziale ancora inesploso”. Non ha dubbi Manuel Parlato, giornalista sportivo che nel 2015 costruì a Licola, a due passi da Pozzuoli, il primo campo da padel in Campania. Nella Regione innamorata perdutamente del tennis e dei suoi beniamini – un amore così longevo e autentico da tener testa al calcio – il padel si sta facendo strada, ricercando la sua giusta collocazione.

 

disabile.jpgE forse l’apertura oggi dei tre campi da padel all’interno del circolo Open di Caserta, il primo a ospitarne così tanti, potrebbe stimolare altre realtà a investire. Possiamo parlare quindi di una primavera per il padel in Campania? Probabilmente sì a sentire Manuel Parlato, deus ex machina dell’operazione al club casertano. “La forza dell’Open è nella sua filosofia di circolo aperto a tutti, anche ai disabili, e di giocare, attraverso lo sport, il suo ruolo aggregante e socializzante”. Un esempio che, speriamo, venga da seguito da altri.

Nel 2015, mentre Roma si apriva con maggior convinzione al padel, il giornalista sportivo tentò di allacciare rapporti con alcuni circoli di tennis a Napoli, ma si trovò di fronte muri troppo alti da scalare. Così, non volendo rinunciare al suo progetto, decise di aprire un campo da padel al Lido Le Dune di Licola. “Per far crescere il movimento e far girare l’economia – avverte Parlato – è indispensabile disporre di almeno tre pistas all’interno del club”. 

giocatori-campania.jpgDa quell’esperienza il giovane imprenditore creò alcune importanti relazioni che gli permisero nel tempo di inaugurare strutture in altri circoli, come al Tennis Club Chiaiano. “Ancora oggi i club sportivi assumono un atteggiamento sbagliato: invece di collaborare tutti insieme per lo sviluppo del padel a livello regionale, come è avvenuto in altre parti d’Italia, si tende piuttosto a coltivare il proprio orticello, non capendo invece che è proprio dalla sinergia che possono arrivare incoraggianti risultati”. Con benefici per tutti, sia per gli investitori sia per il movimento.

Scardinare perciò la mentalità “conservatrice” propria dei club di tennis e dei suoi giocatori diviene per Manuel Parlato la priorità. “Il tennista vive di pregiudizi nei confronti del padel; io dico: provatelo perché o vi farà impazzire oppure non vi appassionerà, non esistono vie di mezzo”, è l’invito del giornalista.

bambini.jpgMa, secondo Parlato, per riuscire nell’operazione è necessario che anche in Campania si attivi una cabina di regia condivisa con la Federazione Italiana Tennis e il suo Comitato Padel. Una cabina di regia che non lavora ancora a pieno regime. “Ci sono grande fermento e interesse verso il padel ma abbiamo bisogno, oggi più che mai, del sostegno degli organi federali perché si dia seguito al fiorire di tante strutture e appassionati”. In tre anni, ci assicura Parlato, c’è stato un solo torneo federale ospitato dall’Accademia Tennis Padel.

Quali sono le piazze più promettenti per lo sviluppo del movimento a livello regionale? “Salerno e Caserta possono sorprendere”, ci risponde il giornalista sportivo, “Ma bisogna tenere sott’occhio anche Avellino dove sono attivi circoli con un buon bacino di tennisti”. Certo, è l’augurio di Parlato, se anche gli aficionados del beach tennis lo provassero, sarebbe uno scatto in avanti fondamentale per tutto il movimento. D’altronde è quello che è accaduto in alcune Regioni del Centro-Nord come Marche ed Emilia-Romagna.

copertina padel campania.jpgNel prossimo futuro il pioniere del padel in Campania ha tante carte in mano da giocare. Così, prima di riattaccare il telefono, ci fa ingolosire con una promessa: “Presto riuscirò a inaugurare due campi da padel in una zona nevralgica di Napoli. E sarà la prima ciliegina sulla torta”. 

Intanto, lo stiamo vedendo mese dopo mese, a Roma stanno rispondendo altre parti d’Italia, sia al Nord sia al Sud con importanti investimenti. Una luce che si è accesa recentemente a Palermo dove sono stati inaugurati da poco ben sette campi da padel.

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