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Esclusiva SuperPaddle, intervista al Presidente FIP Daniel Patti

Il numero uno della Federazione internazionale di padel ci apre le porte raccontando aspirazioni, attività  e promozione dello sport. Ci parla del prossimo Mondiale a Lisbona e del sogno nel cassetto: il paddle come disciplina olimpica.

Manca poco più di un mese e la nazionale italiana di paddle volerà a Lisbona per disputare la XIII edizione dei Campionati Mondiali. Noi ne abbiamo approfittato per “incontrare” Daniel Patti, presidente della Federazione Internazionale di Padel. In una lunga intervista ci ha spiegato il lavoro del massimo organo internazionale, le sue aspirazioni e gli obiettivi del suo mandato. Ci ha raccontato la geopolitica del paddle nel mondo, le aspettative al prossimo Mondiale di Lisbona e il sogno del riconoscimento olimpico per questo sport.

patti-uno.jpg1.    Dal 14 al 19 novembre Lisbona ospiterà i Mondiali di paddle. Quali sono le attese e le novità di quell’edizione?
Vedere se qualche altra nazione riesce a opporsi al superpotere di Argentina e Spagna. Girando per il mondo è ancora difficile che qualche nazionale riesca a spodestare i campioni, ma sicuramente ci saranno delle sorprese a ridosso del podio. Inoltre c’è una terza fascia molto equilibrata di squadre che lotteranno per cercare un “posto al sole”, evitando di disputare la fase di qualificazioni per il Mondiale 2018. Fase che diventerà sempre più appassionante e complicata. A questa edizione parteciperanno 16 squadre maschili e 12 femminili: dopo la fase a gironi si giocheranno i quarti di finale e non le semifinali come prima. Così aumentano per tutti le chance di qualificarsi. Si utilizzeranno due sedi sportive di supporto per i primi tre giorni e la sede principale di Quinta Da Marinha avrà a disposizione 10 campi di paddle. Non mancheranno eventi collaterali come cene di gala, conferenze e match di esibizione.


2.    Da pronostico, quali sono le nazionali favorite e quali sono i motivi che le potrebbero portare ad avere la meglio sulle rivali?
Il divario è dettato dalla presenza o meno di giocatori professionisti nella rosa. Molte nazionali contano su ottimi giocatori che, però, sono amateur e non si allenano tutti i giorni nel fisico, nella tecnica e nella tattica. Quelli che vivono e mangiano paddle tutti i giorni hanno, giustamente, qualche possibilità in più. L’esplosività dei giocatori giovani, poi, è bella da vedere ma a portare a casa i risultati sono le squadre esperte, ben guidate e composte da giocatori ben allenati tecnicamente, tatticamente e fisicamente.


padelitalia.jpg3.    Da tifoso e non da presidente, l’Italia potrebbe avere delle chance? Rispetto agli Anni ’90, il livello del gioco e le qualità tecniche dei suoi giocatori si sono evolute?
Da tifoso mi auguro la migliore posizione possibile, subito dopo il podio, che ritengo ancora difficile da raggiungere. Anche in Italia il livello di gioco è cresciuto, ma ho notato che ai nostri manca maggior esperienza nella competizione. Sono pochi gli italiani che girano il mondo partecipando a tornei stranieri. A parte il World Padel Tour, ci sono un’infinità di tornei che consentirebbero ai nostri di crescere, di confrontarsi, di verificare le proprie prestazioni e di trovare un nuovo equilibrio fra preparazione, alimentazione, organizzazione della partita, dialogo con il compagno, motivazioni, fame di risultato. Poi c’è anche la necessità di capire che tecnici e allenatori esistono e servono. Vanno scelti in base alle proprie possibilità, ma non se ne può fare a meno se si vuole crescere, se si vuole far parte di un progetto, individuale o di squadra che sia.


4.    Se nel recente Europeo di Francia abbiamo vissuto la favola dell’Islanda, quale potrebbe essere invece nel paddle la squadra rivelazione al prossimo mondiale di Lisbona? Perché?
Nell’Europeo dell’anno scorso in Olanda, oltre al “retour” della Francia, qualificatasi agevolmente in Svizzera, abbiamo visto in gran forma la Svezia. L’Austria era arrivata ultima ma a questo giro si è qualificata lasciando fuori l’Olanda che nell’Europeo aveva ben figurato. Il Belgio prosegue a crescere. Il Portogallo si presenta con una nuova squadra, formata da alcuni giocatori che la Federazione portoghese aiuta e finanzia già da due anni perché competano nei circuiti mondiali, World Padel Tour compreso. Poi ci sono sempre le squadre sudamericane: Brasile, Cile, Paraguay o Uruguay. Quando vedo la maglia azzurra indossata con rispetto, quando sento quell’energia positiva e quella voglia infinita di fare bene, mi sento pieno e realizzato.


b602c3_0550e27dc76f49e68a3b414d331ebb8d.jpg5.    Affluenza di pubblico. Quali sono le stime per il prossimo mondiale? Rispetto al passato sta aumentando il numero di persone che segue l’evento? Parliamo di numeri incoraggianti? Come si può attirare un pubblico magari non ancora pronto a seguire le dinamiche di questo sport?
Il paddle è molto seguito sui media e sempre più tornei sono trasmessi via streaming. Il Mondiale di Cascais 2016 avrà anche una buona copertura televisiva. Ci aspettiamo numeri importanti, le tribune le vogliamo vedere piene. Il campo centrale avrà più di 4.000 posti, il “centralito” 2.000, gli altri secondari circa 1.000 cada una.


6.    Da presidente della Federazione Internazionale di paddle, quali sono le strategie messe in campo per una maggiore diffusione dello sport a livello mondiale?
Le nostre risorse sono limitate ma cerchiamo comunque di dare spazio a tutte le iniziative che soddisfino i requisiti sportivi e istituzionali. Oggi il calendario della FIP conta oltre 50 tornei in quasi 20 Paesi, una grande occasione per promuovere il nostro sport poiché riunisce giocatori, ufficiali, pubblico, sponsor, media, amici e curiosi. Oggi Sydney, Vienna, Città del Messico e Siviglia sono punti attivi di promozione. Risulta chiaro che i migliori risultati si ottengono quando i tornei sono “presidiati” dalle istituzioni poiché, a parte il carattere ufficiale della manifestazione, tutte le federazioni nazionali hanno bisogno di accrescere attività e presenza sul territorio.

La piena operatività della Fip si divide fra la sede svizzera di Losanna, la sede operativa a Madrid, il Consiglio Direttivo formato dai dirigenti di Canada, Messico, Brasile, Uruguay e Argentina, lo staff tecnico pluri-nazionale e, infine, i supervisori FIP. Vorrei poi ricordare che la Federazione Internazionale organizza i Campionati Mondiali Assoluti e Giovanili, i Campionati Europei e Panamericani, i Campionati Regionali Sudamericani e Nordamericani, Corsi di formazioni per arbitri e maestri a tre livelli ed esegue un’azione di supporto e supervisione ai progetti di ogni federazione e associazione nazionale affiliata.


seleccion-espanola-padel-menores.jpg7.    A oggi quanti sono i Paesi che hanno aderito alla Federazione e quanti prevede aderiranno nel prossimo futuro?
Oggi la nostra famiglia è composta da 25 membri associati di Classe B e 3 di Classe C: 28 nazioni suddivise in 15 europee, 10 americane, 2 asiatiche e l’Australia. Ogni settimana arrivano richieste di informazioni da ogni parte del mondo: alcune si convertono in vere e proprie richieste di riconoscimento. In questo momento ne stiamo vagliando tre nuove che potrebbero essere approvate anche entro il 2016.


logo.png8.    In America Latina ed Europa il paddle sta prendendo piede o ha già preso piede da anni. Che mi dice invece in altri continenti come Asia e Africa? Ci sono possibilità di sviluppo in queste aree del pianeta? E come potrebbe agire la Federazione per accrescere la popolarità di questo sport in quelle zone?
E’ soltanto il consolidamento dello sport in quanto tale, ma anche l’avere una Federazione Internazionale di riferimento che consente di conquistare il placet di altre nazioni. Giocatori, tecnici, appassionati e investitori ci sono ovunque, girano il mondo e cercano nuove opportunità. In Asia abbiamo già due associati: Emirati Arabi e India. Vedrete che in un attimo si moltiplicheranno… In Africa non abbiamo Federazioni riconosciute, ma si gioca a paddle in Sudafrica, in Angola, in Kenya, in Egitto. Quindi è solo una questione di tempo e anche l’Africa avrà i sui rappresentanti.

La Federazione Internazionale ha i suoi programmi di supporto per l’organizzazione strutturale di una federazione sportiva: forniamo consulenza e strumenti per supportare la nascita di un’istituzione ufficiale adeguatamente organizzata e attraverso i programmi di formazione possiamo contribuire alla crescita.

Anche la collaborazione con l’AIPP (Associazione Internazionale Produttori di Paddle) è uno strumento per lo sviluppo sostenibile dei nuovi paesi e mercati poiché è un riferimento ufficiale e garantito di serietà, qualità e sicurezza. A quest’associazione partecipano soltanto aziende di qualità che hanno sottoscritto un protocollo di comportamento etico. Sono un organo di riferimento tecnico e normativo per la Federazione Internazionale: investitori e responsabili di circoli trovano risposte a molte delle loro domande a cui la FIP non può rispondere non essendo una società con interessi commerciali.


maxi-grabiel-badajoz.jpg9.    Uno dei circuiti più seguiti e popolari è il World Padel Tour. Come sono i rapporti della federazione con gli ideatori? Esistono margini di collaborazione fra le due realtà?
Il rapporto fra la Federazione Internazionale di Padel e i responsabili del World Padel Tour è eccellente. L’impresa spagnola che gestisce il circuito ha i suoi obiettivi, diversi da quelli di una federazione sportiva, tuttavia abbiamo trovato un buon equilibrio. Il dialogo è fluido, proposte nascono da entrambi le parti. Tutti i tornei del World Padel Tour sono inseriti nel calendario ufficiale della FIP, i dirigenti della FIP partecipano ai tornei per incontrare i dirigenti del WPT e discutere di nuovi progetti. Promozione e diffusione del paddle non potrebbe avvenire senza il coinvolgimento dei professionisti.  

 


10.   Olimpiadi. Il sogno di ogni atleta è prender parte alla massima competizione internazionale. Il paddle ha tutte le carte in regola per aspirare un domani al riconoscimento olimpico?
Per essere riconosciuti dal Comitato Olimpico Internazionale bisogna avere il supporto di almeno 75 federazioni nazionali attive e riconosciute dai propri governi. Passi successivi: mettersi in lista per diventare una “disciplina d’esibizione” in qualche olimpiade estiva e “vincere” contro altre candidature nelle assemblee del CIO. greta-cicolari-marta-menegatti-beach-volley-olimpiadi-londra-2012-1.jpgQuesto perché da un po’ di anni si è deciso di non stravolgere il programma dei giochi olimpici aggiungendo nuove discipline: perché entri una nuova, ne deve uscire un’altra. Questione non affatto semplice.

Io sono ottimista e guardo al passato: alcune discipline, come mountain bike o beach volley, hanno fatto in poco tempo la scalata ai giochi. Sono bastate il giusto mix di sport novità, bello e coinvolgente, forte marketing, il coinvolgimento di brand importanti, uguale dignità per uomini e donne, riprese televisive spettacolari e possibili… Ed è fatto! Il Paddle ha sicuramente tutte queste caratteristiche, alcune già dimostrate e altre nascoste ma potenziali (marchi di sponsor forti).

Oggi il traguardo di 75 Paesi è ancora lontano, pensate che siamo nati il 12 luglio 199 e in 25 anni abbiamo “raccolto” 28 federazioni.  Ma siate sicuri che ce la metterò tutta: intanto abbiamo lasciato Madrid e traslocato a Losanna per essere più vicini…

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