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Martina Lombardi, il ritratto di una campionessa in erba

Classe 1993, l’azzurra ha tutte le carte in regola per ambire un domani ai tornei più prestigiosi nel panorama mondiale. L’abbiamo intervista all’Eur Paddle Club dopo un’intensa partita a paddle, occasione per mostrarci i suoi colpi

Gli occhi, di ghiaccio, sono inchiodati sulla pallina in arrivo. Ogni muscolo del corpo è teso e pronto a scaricare tutta l’energia e la potenza del suo micidiale rovescio a due mani. Roteando il busto leggermente all’indietro e caricando il peso sulle gambe, si prepara a lasciar viaggiare velocemente le braccia e a frustare la palla. Un colpo letale, tanto bello quanto perfetto nella sua esecuzione e precisione: difficilmente le avversarie riescono a opporsi.

18216687_10211984056689145_5601308405474968922_o.jpgIl volto di Martina Lombardi, classe 1993, non lascia trasparire alcuna emozione in campo: è un effluvio di concentrazione e determinazione mentre esegue con chirurgica attenzione il suo “marchio di fabbrica”, quel rovescio a due mani che pres
to l’ha fatta conoscere (e temere) all’interno del circuito femminile di paddle.

Martina, però, non è soltanto pura esplosione, grinta e tenacia. La giovane atleta della nazionale italiana, attuale numero uno insieme all’inseparabile compagna di gioco Chiara Pappacena, è una ragazza consapevole che il percorso, intrapreso tre anni fa, è ancora lungo e faticoso.

L’esperienza maturata in occasione dei Mondiali di padel a Cascais è stata per lei un passaggio fondamentale: grazie al confronto con giocatrici straniere d’alto livello, il campionato l’ha sì resa consapevole dei suoi attuali limiti, ma dall’altra le ha mostrato le potenzialità per ambire, un domani, a parterre internazionali di prestigio.

Particolarmente estroversa, solare e sorridente (qualcuno l’ha ribattezzata la Sharapova del paddle per la sua energia e la sua fisicità), davanti a un microfono Martina Lombardi sembra perdere tutta la sua sicurezza. Ma ridatele in mano una Black Mamba Edition e vedrete come riprenderà velocemente il controllo delle sue emozioni

DSC_0767.JPGCome la maggior parte delle padeliste italiane più forti, anche la giovane giocatrice Vibor-A vanta un passato da tennista in serie B. Un amore incondizionato, un legame apparentemente indissolubile con il tennis andato però in frantumi a Cervia. Siamo nel 2007: nel Comune romagnolo Martina Lombardi doveva scendere in campo per disputare la finale di doppio Under 14 dei campionati italiani. Finale che non la vedrà protagonista per un terribile infortunio al ginocchio. Operata d’urgenza, ora ha un tatuaggio sul polpaccio destro che le ricorda quell’amore per il tennis: una racchetta con disegnate sopra una corona da regina e una scritta dal significato evidente, “My life”.

Poi, tre anni fa, la rinascita: non siamo più sulla terra rossa ma sull’erba dei campi da paddle. Grazie al supporto tecnico di Tomas Mills prima e di Roberto Agnini e Andres Carlomagno poi, la scalata nel ranking italiano è veloce e vertiginosa fino a toccare la vetta ed essere convocata, tra le più giovani, a rappresentare il Belpaese ai mondiali portoghesi.

DSC_0504.JPG“La stagione 2016 è stata perfetta sotto ogni punto di vista, sia di forma fisica sia di risultato”, ci racconta la giocatrice a bordo campo nell’Eur Paddle Club di Roma. Per lei il premio finale è stata la possibilità di staccare un biglietto per Cascais. “All’appuntamento internazionale mi sono presentata giocando senza alcuna pressione, è nella mia indole; mi caricavo di più sapendo di difendere i colori italiani”, ricorda una sorridente Lombardi.

“Ai mondiali ho notato un’importante lacuna nel mio percorso di crescita: da noi non si cura l’aspetto della preparazione atletica e in Portogallo si è fatto sentire il divario con le avversarie”. Parole, le sue, non di critica ma d’incoraggiamento per i maestri a non incentrare l’allenamento soltanto sulla parte tecnico-tattica.

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Gli allenatori sono sempre stati per lei un punto di riferimento: “È grazie a loro se oggi sono migliorata tantissimo, riuscendo a recuperare terreno su altre giocatrici più esperte di me. Due problemi risolti? Il gioco a parete e l’aver acquisito maggior fiducia in campo”.

Se il 2016 è stato un anno perfetto, la stagione 2017 per Martina è iniziata in salita. Prima l’esclusione dal campionato di Serie A con il Due Ponti, poi l’impasse per risultati che tardavano ad arrivare fino allo scorso Slam a Bologna che l’ha incoronata vincitrice insieme alla Pappacena. “Gioco in serie minori e questo non mi avvantaggia per i punti e la classifica. Però non demordo, mi rimbocco le maniche e continuo a lavorare sodo”.

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“Impossibile pensare a un percorso nel paddle senza la mia amica e compagna di gioco Chiara Pappacena”, sottolinea la giocatrice Vibor-A. “Per me Chiara è insostituibile e oggi abbiamo raggiunto un equilibrio che ci permette di esprimerci sempre al meglio”. Della Pappacena Martina invidia il rovescio: “Sembra incredibile a sentirlo, lo so, ma adoro la sua volee di rovescio, imprendibile”. E a livello caratteriale l’azzurra apprezza di Chiara il suo essere sempre grintosa, aggressiva e “tignosa” anche nei momenti più difficili e complicati.

Tra pochi giorni Maetina e Chiara scenderanno in campo per l’Open del Foro Italico, l’appuntamento clou di questo 2017. Partiranno come teste di serie numero 1. “Se l’anno scorso ci siamo fermate in semifinale, questa edizione la vogliamo vincere. Ci siamo preparate a lungo per raggiungere il top della forma”. E chissà se davvero questo 2017 vedrà due campionesse Vibor-A salire sul tetto d’Italia. Noi ce lo auguriamo.

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