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“Il padel alle Olimpiadi? Non è più un tabu”

Intervista a Raffaele Chiulli, presidente del Gaisf, l’associazione internazionale che raggruppa al suo interno oltre 100 federazioni sportive. Sotto la dirigenza Carraro il padel sta percorrendo la strada che, presto, lo porterà a divenire sport olimpico

IMG_5557.jpg“Il padel non è più solo una moda: numeri alla mano, è uno sport in continua e rapida ascesa che può ambire a divenire olimpico”. A certificare l’evoluzione mondiale del padel è Raffaele Chiulli, il presidente del GAISF, l’associazione internazionale che raggruppa al suo interno oltre 100 federazioni sportive. “Per le discipline che ambiscono alle Olimpiadi, l’ente rappresenta il foglio rosa in vista della patente”, la definisce con una metafora il numero uno della Global Association of International Sports Federations.

Invitato come ospite d’onore alla passata edizione degli Europei di padel a Roma, Chiulli spende parole d’elogio per il lavoro portato avanti da Luigi Carraro, presidente della Federazione Internazionale di Padel. E lo esorta a proseguire lungo la stessa strada. “Siamo al suo fianco affinché il sogno del padel possa avverarsi: diventare sport olimpico”.

DSC_0377.jpgUn’ambizione che, per essere realizzata, deve seguire un iter ben definito: dopo aver avanzato la richiesta di entrare nella galassia del Gaisf, trascorrono due anni durante i quali una federazione è definita membro osservatore. “In questa fase l’organo istituzionale deve dimostrare di avere tutte le caratteristiche richieste dallo statuto sia in termini formali che sostanziali”, spiega Raffaele Chiulli.

 

“Perché sia riconosciuta come membro permanente la FIP, nello specifico, in questi anni ha dimostrato di essere un’istituzione riconosciuta in tutto il mondo, solida, con una governance esemplare, trasparente, che abbia in seno criteri di non discriminazione per atleti e dipendenti”.

 

Sulle qualità del padel il presidente della Global Association non ha dubbi: “È un fenomeno in grandissima crescita, capace di coinvolgere sia dentro sia fuori dal campo. Molti Paesi lo stanno accogliendo per le sue caratteristiche di sport inclusivo, socializzante e aggregante. È una disciplina sport giovane, coinvolgente, dinamica e, soprattutto, universale”.

 

SportAccord_Day2.MR104.jpgPresidente Chiulli, quali sono le caratteristiche affinché uno sport diventi olimpico?

Sono più di 50, a cominciare dall’universalità. Poi deve avere programmi di sviluppo per la pratica delle nuove generazioni, ottenere riconoscimenti formali delle istituzioni (come i comitati olimpici nazionali o le federazioni nazionali) che ne governano statuto e regolamenti, deve rispettare l’ambiente e la sostenibilità dei materiali. Fondamentale poi l’aspetto della non discriminazione di genere, abilità, razza e religione.

 

Quali sono le principali difficoltà in cui ci si può imbattere?

È fondamentale che i 125 membri della Gaisf non siano in competizione gli uni con gli altri. Per questo, nel caso del padel, abbiamo aiutato il dialogo fra la FIP di Carraro e la Federazione Internazionale di Tennis di David Haggarty. Un dialogo costruttivo e franco che ha permesso di valutare tutti gli elementi sinergici per l’ammissione del padel a sport olimpico. 

 

DSC_0144.jpgA tal proposito, quali sono i suoi consigli?

È necessario omogenizzare alcune disparità istituzionali: in alcuni Paesi la federazione padel è una costola di quella del tennis, in altri invece è completamente autonoma. Dobbiamo avere tutti un solo grande obiettivo: sostenere le nuove discipline come il padel che, con il giusto supporto, possono arrivare a coinvolgere ancora più persone, più nazioni, più continenti.

 

E la comunicazione? Potrebbe avere uno spazio nella maggior diffusione del padel?

La comunicazione gioca sicuramente un ruolo chiave. Togliamoci però dalla testa i modelli tradizionali: dobbiamo sfruttare le nuove tecnologie per avvicinare lo sport alla gente, aumentarne la pratica e seduzione. Dobbiamo allo stesso tempo coinvolgere i campioni, renderli partecipi e parte attiva di questo processo rivoluzionario. Devono diventare gli ambasciatori dello sport e dei suoi valori per le nuove generazioni. La comunicazione deve portare il padel nelle case e nel cuore della gente, dei ragazzi.

 

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